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Tutto Stufe

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Tutto Quello che Bisogna Sapere sulle Stufe

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Aggiornato il 22 Luglio 2026 da Luca Bruni

Installare una Stufa a Pellet in Condominio​ – Cosa Bisogna Sapere

Indice

  • Prima domanda: la stufa a pellet si può installare in condominio?
  • Controllare il regolamento condominiale
  • Serve l’autorizzazione dell’assemblea condominiale?
  • Il nodo principale: lo scarico dei fumi
  • Si può usare una canna fumaria esistente?
  • Canna fumaria esterna: quando è possibile
  • Scarico a parete: perché è quasi sempre problematico
  • Norme tecniche e dichiarazione di conformità
  • Distanze, prese d’aria e sicurezza
  • Stufa a pellet normale o idro in condominio
  • Rumore, odori e rapporti con i vicini
  • Permessi comunali e vincoli locali
  • Manutenzione obbligatoria e pulizia della canna fumaria
  • Quanto può costare installare una stufa a pellet in condominio
  • Errori da evitare
  • Come procedere in modo corretto
  • Conclusioni

Installare una stufa a pellet in condominio può essere una buona soluzione per integrare il riscaldamento, ridurre l’uso dell’impianto principale e migliorare il comfort in casa durante i mesi freddi. Il pellet è pratico, ha una combustione controllata, permette una gestione abbastanza semplice della temperatura e, nei modelli più moderni, offre anche programmazione, ventilazione canalizzata e controllo da remoto. Però in condominio la questione non si può affrontare come se si abitasse in una villetta isolata.

Il punto non è solo scegliere una bella stufa, farla consegnare e collegarla. In un edificio condominiale entrano in gioco scarico dei fumi, canna fumaria, parti comuni, facciata, tetto, distanze, sicurezza antincendio, regolamento condominiale, eventuali vincoli comunali e rapporti con i vicini. Una stufa a pellet installata male può creare fumo, odori, condensa, rumore, macchie in facciata, rischio di incendio e contestazioni. E quando i problemi arrivano dopo, correggerli costa molto più che progettare bene l’intervento prima.

La domanda vera, quindi, non è solo: “Posso mettere una stufa a pellet in appartamento?”. La domanda corretta è: “Posso installarla nel mio appartamento rispettando norme tecniche, regole condominiali e sicurezza?”. La differenza è enorme. In molti casi l’installazione è possibile, ma deve essere valutata da un tecnico qualificato e realizzata con una canna fumaria adeguata, generalmente con scarico sopra il tetto, non con un semplice tubo a parete improvvisato.

In questa guida vediamo cosa bisogna sapere prima di installare una stufa a pellet in condominio, quali controlli fare, quali autorizzazioni possono servire, come gestire il rapporto con l’amministratore e quali errori evitare. L’obiettivo è pratico: capire se l’intervento è fattibile, quanto può essere complesso e come muoversi senza creare problemi legali, tecnici o di vicinato.

Prima domanda: la stufa a pellet si può installare in condominio?

In linea generale, installare una stufa a pellet in condominio può essere possibile, ma non è automatico. La possibilità concreta dipende da vari fattori: caratteristiche dell’appartamento, presenza o meno di una canna fumaria utilizzabile, posizione rispetto al tetto, vincoli dell’edificio, regolamento condominiale, norme locali e fattibilità tecnica dell’impianto.

Il singolo condomino può utilizzare la propria unità immobiliare e, entro certi limiti, anche le parti comuni, purché non danneggi gli altri, non alteri la destinazione delle parti comuni, non comprometta sicurezza e stabilità dell’edificio e non pregiudichi il decoro architettonico. Questo principio è importante quando bisogna far passare una canna fumaria su una parete esterna, in un cavedio, in un vano tecnico o fino al tetto.

Il problema più frequente non è la stufa in sé, ma lo scarico dei fumi. Una stufa a pellet è un generatore a biomassa e produce fumi di combustione che devono essere evacuati correttamente. Non basta aprire un foro nel muro e scaricare all’esterno come se fosse un piccolo aspiratore. Lo scarico deve rispettare le norme tecniche, le distanze, il tiraggio e la sicurezza.

Per questo, prima di acquistare la stufa, bisogna fare un sopralluogo tecnico. È inutile comprare un modello in offerta e scoprire dopo che non c’è modo di portare la canna fumaria a tetto, oppure che il regolamento condominiale vieta modifiche visibili in facciata. La fattibilità va valutata prima del preventivo definitivo.

Controllare il regolamento condominiale

Il primo documento da leggere è il regolamento condominiale. Può contenere limiti specifici sull’uso delle parti comuni, sulla modifica della facciata, sull’installazione di canne fumarie, sulle emissioni, sugli impianti individuali o sul decoro dell’edificio.

Bisogna distinguere tra regolamento assembleare e regolamento contrattuale. Il regolamento contrattuale, di solito accettato nei singoli atti di acquisto o predisposto originariamente dal costruttore, può contenere divieti più incisivi rispetto a un normale regolamento approvato dall’assemblea. Se prevede un divieto chiaro di installare canne fumarie esterne o apparecchi a combustione, la situazione diventa più delicata.

Non bisogna fermarsi alla frase “in condominio non si può”. A volte è solo un’opinione dell’amministratore o di un vicino. Bisogna leggere il testo. Se il regolamento non vieta l’intervento, resta comunque necessario rispettare norme tecniche, sicurezza e parti comuni. Se invece il regolamento contiene limitazioni, bisogna capire quanto siano precise e applicabili al caso concreto.

Quando il regolamento è poco chiaro, conviene chiedere un parere all’amministratore, a un tecnico e, se necessario, a un legale. Meglio chiarire prima che ricevere una diffida dopo aver già installato la canna fumaria.

Serve l’autorizzazione dell’assemblea condominiale?

Questa è una delle domande più comuni. Serve sempre l’autorizzazione dell’assemblea per installare una stufa a pellet in condominio? Non sempre. Se l’intervento riguarda solo l’interno dell’appartamento e non incide sulle parti comuni, la questione condominiale può essere limitata. Però, nella maggior parte dei casi, il problema sorge perché la canna fumaria deve passare su parti comuni o essere visibile sulla facciata o sul tetto.

Quando si interviene su parti comuni, è prudente informare formalmente l’amministratore prima dell’inizio dei lavori. In alcuni casi può essere necessario portare la questione in assemblea, soprattutto se l’intervento modifica l’aspetto dell’edificio, utilizza spazi comuni, attraversa cavedi o richiede opere sul tetto.

Attenzione: informare non significa sempre chiedere un permesso discrezionale. Se l’intervento è conforme alla legge, allo statuto condominiale e alle norme tecniche, il condominio non può vietarlo solo perché a qualcuno non piace. Però il condomino deve dimostrare che l’opera è sicura, corretta e non pregiudica gli altri.

Nella pratica, è utile inviare all’amministratore una comunicazione con descrizione dell’intervento, relazione tecnica, percorso della canna fumaria, materiali, posizione del comignolo e dichiarazione che i lavori saranno eseguiti da installatore abilitato. Questo evita l’effetto sorpresa e riduce il rischio di contestazioni.

Il nodo principale: lo scarico dei fumi

La parte più importante dell’installazione è lo scarico dei fumi. Una stufa a pellet non può funzionare in modo sicuro senza un sistema fumario adeguato. La canna fumaria non è un accessorio. È il vero elemento che permette alla combustione di avvenire correttamente e ai fumi di uscire senza rientrare in casa o disturbare i vicini.

Lo scarico deve essere dimensionato in base alla stufa, al percorso, alla potenza, alle curve, all’altezza e alle indicazioni del produttore. Deve essere realizzato con materiali idonei alle temperature, alla condensa e ai prodotti della combustione del pellet. Deve essere ispezionabile, pulibile e installato rispettando le distanze di sicurezza da materiali combustibili.

In condominio, lo scarico a parete è uno dei temi più contestati. Molti vorrebbero installare un tubo che esce direttamente dal muro esterno perché sembra più semplice ed economico. In realtà, per gli apparecchi a combustibile solido come pellet e legna, lo scarico dei fumi deve essere gestito con estrema attenzione e normalmente deve arrivare sopra il tetto, secondo normativa e buone pratiche tecniche. Uno scarico basso vicino a finestre, balconi o terrazzi può creare fumo, odori e rischi per gli altri condomini.

Per questo il sopralluogo del fumista o dell’installatore qualificato è indispensabile. Deve valutare se esiste una canna fumaria utilizzabile, se può essere intubata, se serve una canna esterna, dove farla passare e dove posizionare il terminale.

Si può usare una canna fumaria esistente?

Se nell’appartamento esiste già una canna fumaria, la tentazione è usarla per la nuova stufa. Ma non sempre è possibile. La canna esistente deve essere idonea per una stufa a pellet, libera, dimensionata correttamente, in buono stato, non condivisa in modo incompatibile e conforme alle prescrizioni tecniche.

Una vecchia canna fumaria usata per un camino, una cucina economica, una caldaia o una cappa non è automaticamente adatta. Potrebbe essere troppo grande, troppo piccola, lesionata, sporca, non coibentata o costruita con materiali non idonei. Potrebbe anche servire altri appartamenti o essere comune, situazione che richiede verifiche ancora più attente.

Spesso la soluzione è l’intubamento, cioè l’inserimento di un nuovo condotto all’interno della vecchia canna fumaria. Questo può essere utile se il percorso è adatto e se il condotto esistente consente l’inserimento del tubo corretto. Non è però sempre fattibile. Curve, restringimenti, ostruzioni, materiali deteriorati e mancanza di accesso al tetto possono rendere l’intervento complicato.

Prima di usare una canna fumaria esistente bisogna farla videoispezionare o comunque controllare da un professionista. Collegare una stufa a una canna non verificata è un errore grave. Il rischio non è solo che la stufa funzioni male, ma che i fumi rientrino, che si crei condensa, che aumenti il rischio di incendio o che si danneggino parti dell’edificio.

Canna fumaria esterna: quando è possibile

Se non esiste una canna fumaria interna utilizzabile, si può valutare una canna fumaria esterna dedicata. In condominio, però, questa scelta tocca quasi sempre parti comuni e decoro architettonico. Il tubo può passare sulla facciata, in un cortile interno, in un cavedio o lungo una parete condominiale fino al tetto.

Dal punto di vista tecnico, la canna esterna deve essere idonea, spesso coibentata, fissata correttamente e dotata di terminale adeguato. Dal punto di vista condominiale, non deve creare pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza, al decoro e all’uso delle parti comuni da parte degli altri condomini.

Il decoro architettonico non riguarda solo gli edifici storici o di pregio. Anche una facciata semplice può essere alterata da un tubo installato male, storto, troppo visibile o non coordinato con l’edificio. Per questo la progettazione conta. Percorso, colore, staffaggi e posizione devono essere studiati.

In molti casi è opportuno presentare all’amministratore un disegno o una relazione tecnica che mostri il percorso della canna fumaria. Se l’assemblea deve esprimersi, i condomini devono capire cosa verrà installato. Una descrizione vaga del tipo “metto un tubo esterno” crea subito diffidenza.

Scarico a parete: perché è quasi sempre problematico

Lo scarico a parete è la soluzione più desiderata da chi cerca un’installazione economica e rapida. Si fora il muro, si fa uscire un terminale e la stufa è collegata. Sembra facile. Ma proprio per questo è una delle soluzioni più rischiose e contestate.

Il pellet produce fumi, particolato, odori e condensa. Se lo scarico esce su una facciata, vicino a finestre, balconi o aperture, i fumi possono rientrare negli appartamenti o disturbare i vicini. Anche se la stufa è moderna e ben regolata, non si può trattare lo scarico come quello di un piccolo elettrodomestico.

Inoltre, gli apparecchi a biomassa richiedono sistemi di evacuazione fumi progettati a regola d’arte. Un tratto breve a parete può creare problemi di tiraggio, soprattutto in caso di vento, bassa pressione, curve o terminale esposto. Una cattiva evacuazione dei fumi può causare spegnimenti, allarmi, vetro nero, fumo in casa e accumuli pericolosi.

Per questo, quando un preventivo propone uno scarico a parete semplice, bisogna fermarsi e chiedere chiarimenti tecnici e normativi. La domanda da fare è diretta: questo scarico è conforme per una stufa a pellet nel mio contesto condominiale? L’installatore rilascerà dichiarazione di conformità? Se la risposta è vaga, meglio cambiare interlocutore.

Norme tecniche e dichiarazione di conformità

L’installazione deve essere eseguita a regola d’arte da un’impresa abilitata. Questo non è un dettaglio burocratico. Una stufa a pellet lavora con combustione, fumi, alte temperature, corrente elettrica e, nei modelli idro, anche collegamenti idraulici. Serve competenza.

A fine lavori l’installatore deve rilasciare la documentazione prevista, tra cui la dichiarazione di conformità dell’impianto realizzato, quando applicabile. Devono essere rispettate le istruzioni del produttore, le norme tecniche di settore e le regole sugli impianti. Anche la canna fumaria deve essere corretta, ispezionabile e manutenzionabile.

La dichiarazione di conformità è importante anche per il futuro. Serve in caso di controlli, vendita dell’immobile, contestazioni condominiali, interventi di manutenzione e possibili problemi assicurativi. Un impianto senza documenti può diventare un problema serio.

Non bisogna accontentarsi della frase “l’ho sempre fatto così”. Bisogna chiedere preventivo scritto, materiali utilizzati, schema di installazione, certificazioni dei componenti e documentazione finale. Un professionista serio non si offende. Anzi, è abituato a fornire queste informazioni.

Distanze, prese d’aria e sicurezza

Una stufa a pellet ha bisogno di aria per la combustione e di adeguate distanze di sicurezza da mobili, tende, pareti combustibili e materiali sensibili al calore. Ogni modello ha indicazioni specifiche nel manuale. Non si può decidere la posizione solo in base all’estetica.

La presa d’aria è un punto fondamentale. Se la stufa non riceve aria sufficiente, la combustione peggiora, aumentano fumo e residui, il rendimento cala e possono comparire allarmi. In alcuni casi si realizza una presa d’aria verso l’esterno o si collega la stufa a un sistema di aria comburente dedicato, secondo le caratteristiche dell’apparecchio e dell’ambiente.

Bisogna considerare anche cappe aspiranti, VMC, ventilatori e altri apparecchi che possono creare depressione nell’appartamento. Se una cappa potente aspira aria mentre la stufa è accesa, potrebbe interferire con il tiraggio. Questo è un dettaglio tecnico che il progettista o installatore deve valutare.

La sicurezza riguarda anche il pellet. I sacchi devono essere conservati in luogo asciutto, lontano da fonti di calore e senza ostacolare passaggi o vie di fuga. Non bisogna accumulare combustibile vicino alla stufa solo per comodità.

Stufa a pellet normale o idro in condominio

Le stufe a pellet non sono tutte uguali. Una stufa ad aria riscalda principalmente l’ambiente in cui è installata, eventualmente con canalizzazioni verso altre stanze. Una stufa idro, invece, si collega all’impianto di riscaldamento e può alimentare termosifoni o impianti esistenti, secondo progetto.

In condominio, una stufa ad aria è spesso più semplice, anche se resta il problema dello scarico fumi. Una stufa idro richiede valutazioni più complesse: collegamenti idraulici, vaso di espansione, sicurezza, compatibilità con l’impianto esistente, eventuale distacco o integrazione rispetto al riscaldamento centralizzato e regolazioni.

Se l’edificio ha riscaldamento centralizzato, l’installazione di una stufa a pellet non elimina automaticamente gli obblighi di contribuzione alle spese condominiali. Anche chi usa un sistema autonomo può restare tenuto a partecipare a determinate spese dell’impianto comune, secondo la normativa e la situazione concreta. Prima di pensare a un distacco o a una riduzione dei costi, bisogna parlarne con amministratore e tecnico.

La stufa idro può essere interessante, ma non va improvvisata. È un vero generatore collegato all’impianto. Serve un progetto corretto e una manutenzione accurata.

Rumore, odori e rapporti con i vicini

Una stufa a pellet non produce solo calore. Produce anche rumore e, se installata o regolata male, odori. Le ventole possono essere percepite nell’appartamento e, in alcuni casi, anche dai vicini attraverso pareti leggere o cavedi. Il caricamento del pellet può generare piccoli rumori ciclici. Lo scarico fumi può causare odori se il terminale è posizionato male o se la combustione non è corretta.

In condominio, questi aspetti contano. Un impianto formalmente installato ma fastidioso può comunque diventare fonte di contestazioni. Per questo bisogna scegliere una stufa adatta alla potenza realmente necessaria. Una stufa sovradimensionata accende e spegne spesso, lavora male al minimo e può essere più rumorosa e sporca.

Anche la qualità del pellet incide. Pellet umido, scadente o molto polveroso crea più residui, peggiora la combustione e sporca di più il vetro e lo scarico. Risparmiare pochi euro a sacco può aumentare manutenzione e fastidi.

Un buon rapporto con i vicini non sostituisce la conformità tecnica, ma aiuta. Informare prima, spiegare l’intervento e mostrare che verrà realizzato da professionisti riduce tensioni e sospetti.

Permessi comunali e vincoli locali

Oltre al condominio, bisogna considerare il Comune. In alcuni casi l’installazione della canna fumaria esterna può richiedere una pratica edilizia, soprattutto se modifica la facciata o interessa parti visibili dell’edificio. Le regole possono cambiare in base al Comune, al tipo di edificio e alla zona.

Se l’immobile è in centro storico, in area vincolata, in edificio sottoposto a tutela o in contesto paesaggistico, l’intervento può essere molto più complesso. Una canna fumaria visibile potrebbe richiedere autorizzazioni specifiche o essere vietata in certe posizioni.

Possono esistere anche limitazioni locali sull’uso di generatori a biomassa, soprattutto in aree soggette a problemi di qualità dell’aria. Alcune Regioni o Comuni prevedono regole su classi ambientali degli apparecchi, periodi di utilizzo, divieti temporanei o requisiti minimi. Prima di acquistare la stufa, conviene verificare le regole locali aggiornate.

Il rivenditore può dare indicazioni generali, ma non bisogna affidarsi solo a lui. Un tecnico locale o l’ufficio comunale competente possono chiarire se servono pratiche edilizie o autorizzazioni.

Manutenzione obbligatoria e pulizia della canna fumaria

Una stufa a pellet richiede manutenzione regolare. Non basta svuotare il cassetto cenere ogni tanto. Bisogna pulire braciere, camera di combustione, vetro, scambiatori, giro fumi e canna fumaria secondo le indicazioni del produttore e della normativa tecnica.

La canna fumaria deve essere pulita da personale qualificato con periodicità adeguata all’uso. Una canna sporca riduce il tiraggio, aumenta il rischio di ritorno fumi, peggiora la combustione e può diventare pericolosa. In condominio, un problema alla canna fumaria può coinvolgere anche altri appartamenti o parti comuni.

Bisogna conservare le ricevute degli interventi di manutenzione. Sono utili in caso di controlli, garanzia, assicurazione o contestazioni. Una stufa installata bene ma mai pulita diventa rapidamente un impianto problematico.

Anche l’utente deve fare la sua parte. Il braciere va mantenuto pulito, il pellet deve essere di buona qualità e i segnali della stufa non vanno ignorati. Se il vetro si annerisce subito, se la fiamma è pigra, se il pellet resta incombusto o se compaiono frequenti allarmi, qualcosa non va.

Quanto può costare installare una stufa a pellet in condominio

Il costo varia molto. Non dipende solo dalla stufa, ma soprattutto dalla canna fumaria e dai lavori accessori. Una stufa economica può diventare un intervento costoso se bisogna realizzare una lunga canna esterna fino al tetto, attraversare piani, usare componenti coibentati, fare opere murarie o predisporre pratiche edilizie.

Nel preventivo bisogna distinguere prezzo della stufa, kit fumi, canna fumaria, installazione, opere murarie, eventuale presa d’aria, pratiche tecniche, prima accensione, manutenzione e documentazione finale. Un preventivo troppo sintetico può nascondere costi successivi.

Attenzione anche ai preventivi molto bassi. Se non includono canna fumaria adeguata, materiali certificati, dichiarazione di conformità o sopralluogo, il risparmio iniziale può trasformarsi in un problema. Nel mondo delle stufe a pellet, il tubo fumi fatto male è spesso il vero costo nascosto.

Prima di decidere, conviene chiedere almeno due preventivi da installatori qualificati. Non per scegliere automaticamente il più economico, ma per confrontare soluzioni tecniche. Se un professionista dice che serve arrivare a tetto e un altro propone un foro a parete in mezz’ora, bisogna approfondire.

Errori da evitare

Il primo errore è comprare la stufa prima del sopralluogo. La scelta del modello deve dipendere dalla fattibilità tecnica, dalla potenza necessaria e dal sistema fumario disponibile.

Il secondo errore è sottovalutare il regolamento condominiale. Anche se l’intervento è tecnicamente possibile, un divieto contrattuale o una clausola specifica possono creare problemi.

Il terzo errore è pensare che lo scarico a parete sia sempre accettabile. In condominio, soprattutto con apparecchi a pellet, lo scarico fumi deve essere valutato con grande attenzione e normalmente portato a tetto secondo regole tecniche.

Il quarto errore è usare una canna fumaria esistente senza verificarla. Una vecchia canna non è automaticamente idonea. Va controllata, pulita, dimensionata e, se necessario, intubata.

Il quinto errore è non conservare documenti. Dichiarazione di conformità, manuale, libretto, certificazioni, fatture e manutenzioni devono essere archiviati. Serviranno più spesso di quanto si pensi.

Come procedere in modo corretto

Il percorso più sicuro parte da una verifica preliminare. Prima si legge il regolamento condominiale. Poi si controllano eventuali vincoli comunali. Successivamente si incarica un installatore qualificato o un fumista per il sopralluogo. Solo dopo si sceglie la stufa.

Se l’intervento coinvolge parti comuni, si informa l’amministratore con una comunicazione scritta. È utile allegare relazione tecnica, percorso della canna fumaria e indicazione dei materiali. Se l’assemblea deve essere coinvolta, si chiede l’inserimento dell’argomento all’ordine del giorno.

Una volta chiariti gli aspetti condominiali e tecnici, si procede con eventuali pratiche comunali e con l’installazione. A fine lavori si richiede tutta la documentazione: dichiarazione di conformità, manuali, certificazioni dei componenti, indicazioni di manutenzione e prova di corretto funzionamento.

Infine, si programma la manutenzione periodica. Una stufa a pellet non è un elettrodomestico da dimenticare. Funziona bene solo se pulita, regolata e alimentata con pellet adeguato.

Conclusioni

Installare una stufa a pellet in condominio è possibile in molti casi, ma richiede verifiche serie. Non basta avere spazio in soggiorno o voler spendere meno di gas. Bisogna controllare regolamento condominiale, canna fumaria, scarico fumi, decoro, sicurezza, norme tecniche, eventuali permessi comunali e limiti locali sull’uso della biomassa.

Il cuore dell’intervento è lo scarico dei fumi. Una stufa installata con una canna fumaria corretta può funzionare bene e senza creare disturbi. Una stufa collegata a uno scarico improvvisato può diventare fonte di fumo, odori, allarmi, contestazioni e rischi. In condominio, questo aspetto pesa ancora di più perché gli effetti ricadono anche sugli altri residenti.

La scelta migliore è procedere con ordine: sopralluogo tecnico prima dell’acquisto, verifica del regolamento, comunicazione all’amministratore, eventuale pratica edilizia, installazione da impresa abilitata e documentazione finale completa. Ogni scorciatoia fa risparmiare tempo all’inizio, ma può costare molto dopo.

Una stufa a pellet può essere una soluzione comoda e piacevole. Il calore è rapido, l’atmosfera è accogliente e la gestione quotidiana è abbastanza semplice. Ma in condominio deve essere progettata come un impianto vero, non come un arredo da collegare a un tubo qualsiasi. Se si rispettano regole tecniche e rapporti condominiali, l’installazione può funzionare bene. Se si improvvisa, invece, il rischio è ritrovarsi con una stufa spenta, un vicino arrabbiato e una canna fumaria da rifare.

Filed Under: Guide

Luca Bruni

About Luca Bruni

Luca Silva è un tecnico qualificato con una vasta esperienza nel campo degli impianti di condizionamento. Oltre al suo lavoro sul campo, Luca è anche un appassionato divulgatore. Ha scritto e pubblicato numerose guide sulla scelta e l'utilizzo delle stufe. Queste guide sono diventate una risorsa preziosa per chiunque cerchi di comprendere le diverse opzioni disponibili sul mercato, dai sistemi di riscaldamento tradizionali alle soluzioni più moderne ed ecologiche.

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