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Tutto Quello che Bisogna Sapere sulle Stufe

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Aggiornato il 25 Febbraio 2026 da Luca Bruni

Quando Serve Dichiarazione di Conformità per l’Installazione della Stufa a Gas

Indice

  • Che cos’è la dichiarazione di conformità e perché riguarda anche una stufa a gas
  • Quando la DiCo è praticamente sempre necessaria
  • Il caso più comune: stufa collegata a un attacco gas già presente
  • Stufa a gas portatile con bombola: serve la DiCo?
  • DiCo e DiRi: cosa succede se l’impianto è vecchio e la conformità non si trova
  • Ventilazione e scarico fumi: quando la stufa cambia le regole della stanza
  • Perché la DiCo ti serve anche “dopo”: vendita, affitto, assicurazione e responsabilità
  • Che cosa dovrebbe includere una DiCo fatta bene per un’installazione di stufa a gas
  • Il modo più semplice per non sbagliare: tre domande che ti mettono al sicuro
  • Conclusioni

Quando installi una stufa a gas in casa, la domanda Serve la dichiarazione di conformità? arriva sempre un po’ dopo. Prima c’è l’urgenza pratica: scaldare una stanza, risparmiare, sostituire un vecchio apparecchio, rendere abitabile una taverna o una seconda casa che d’inverno è un frigorifero. Poi però entra in gioco la realtà: gas significa sicurezza, responsabilità e regole. E le regole, qui, non sono un capriccio burocratico. Sono la differenza tra un impianto controllabile e un impianto “arrangiato” che può creare problemi seri, anche a distanza di mesi.

La dichiarazione di conformità (spesso chiamata “DiCo”) non è un documento da collezionare. È l’attestazione che l’impianto, o la parte di impianto su cui si è intervenuti, è stato realizzato “a regola d’arte” da un’impresa abilitata. In Italia la cornice principale è il D.M. 37/2008, che disciplina l’attività di installazione e modifica degli impianti negli edifici, inclusi gli impianti a gas e le opere collegate come ventilazione e evacuazione dei prodotti della combustione. Vediamo quindi, in modo pratico e senza giri di parole, quando la DiCo serve davvero per una stufa a gas, quando potresti non averne bisogno, e quali situazioni “intermedie” meritano attenzione perché sono quelle dove la gente si fa male… anche solo in senso economico (vendite, affitti, assicurazioni, controlli).

Che cos’è la dichiarazione di conformità e perché riguarda anche una stufa a gas

La DiCo è la dichiarazione rilasciata dall’impresa installatrice al termine dei lavori. Non la rilascia “il tecnico generico”, la rilascia un’impresa abilitata per quella tipologia di impianto, assumendosi la responsabilità che quanto realizzato rispetta normativa e regola d’arte.

Il punto cruciale è capire che la stufa, da sola, non è “l’impianto”. La stufa è l’apparecchio utilizzatore. La DiCo riguarda l’impianto a gas (tubazioni, raccordi, rubinetti, eventuale linea dedicata) e spesso anche ciò che è strettamente collegato alla sicurezza: aerazione/ventilazione dei locali e scarico fumi, quando l’apparecchio lo richiede.

Quindi la domanda corretta non è “ho comprato una stufa a gas, serve la DiCo?”. È: “Per installare questa stufa ho dovuto realizzare o modificare l’impianto del gas o le opere connesse (scarico fumi, ventilazione)?”. Se la risposta è sì, la DiCo diventa un tema molto concreto.

Quando la DiCo è praticamente sempre necessaria

La dichiarazione di conformità è richiesta, in sostanza, ogni volta che realizzi un nuovo impianto o intervieni con trasformazioni, ampliamenti o modifiche significative sull’impianto esistente. È il cuore del D.M. 37/2008, ribadito anche da molte guide tecniche e camerali.

Applicato alla stufa a gas, questo significa che la DiCo serve in modo quasi automatico quando:

Stai portando una nuova linea gas in una stanza dove prima non c’era. Magari vuoi mettere la stufa in veranda chiusa, in taverna, in mansarda. Se fai passare tubazioni, crei derivazioni, installi nuovi rubinetti o punti presa, stai modificando l’impianto. DiCo.

Stai spostando il punto di attacco del gas o cambiando il percorso delle tubazioni per adattare l’apparecchio. Anche qui: modifica impiantistica, DiCo.

Stai installando una stufa che richiede un sistema di evacuazione fumi (o una canna fumaria, o un terminale di scarico) e devi realizzare o adeguare lo scarico. Le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e, in generale, le opere connesse agli impianti termici rientrano nel perimetro che il D.M. 37/2008 tratta come attività impiantistica da eseguire da soggetti abilitati.

Stai adeguando ventilazione o aerazione del locale perché la stufa lo richiede (griglie, aperture, verifiche). Anche questo può rientrare tra le opere connesse alla sicurezza dell’impianto.

Se ti riconosci in uno di questi scenari, la DiCo non è un optional “se ti va”. È la chiusura corretta del lavoro.

Il caso più comune: stufa collegata a un attacco gas già presente

Qui si gioca gran parte delle confusioni. Hai già un rubinetto gas in casa, magari dove prima c’era un’altra stufa o un altro apparecchio, e vuoi collegare la nuova stufa. Ti viene naturale pensare: “Non sto toccando l’impianto, sto solo attaccando un tubo”.

In pratica però devi distinguere due situazioni.

Se tu sostituisci un apparecchio con un altro equivalente, nello stesso punto, senza cambiare tubazioni, senza modificare lo scarico fumi, senza intervenire su ventilazione e senza rifare raccordi in modo sostanziale, potresti essere più vicino a un’attività che alcuni considerano “sostituzione” senza vera modifica dell’impianto. In questi casi, non sempre nella vita reale viene prodotta una DiCo completa, anche se resta fortemente consigliabile che l’intervento lo faccia un installatore abilitato e che venga lasciata una documentazione chiara del lavoro.

Se invece per collegare la stufa devi cambiare il tipo di collegamento, sostituire il rubinetto, rifare una tratta, cambiare materiali o adeguare parti dell’impianto interno, allora stai intervenendo sull’impianto. E in quel momento la DiCo diventa la risposta “pulita” e corretta, perché certifica proprio la parte modificata.

Stufa a gas portatile con bombola: serve la DiCo?

Altro punto caldo. Le stufe a gas portatili collegate a bombola (quelle che sposti da una stanza all’altra) non sono, in senso stretto, un’installazione fissa sull’impianto gas dell’edificio. In molte situazioni non generano una “DiCo impianto gas”, perché non stai realizzando o modificando l’impianto interno dell’edificio.

Detto questo, attenzione al tranello mentale: “Se non serve la DiCo allora posso fare qualunque cosa”. No. Restano regole di sicurezza, restano requisiti del produttore, restano limiti sull’uso in ambienti non idonei e soprattutto resta l’esigenza di aerazione adeguata. In altre parole, può non esserci un obbligo di DiCo perché non hai toccato un impianto fisso, ma la responsabilità sull’uso corretto e sulla sicurezza del locale non sparisce. E, in caso di incidente, la mancanza di buone pratiche si paga cara, anche se non c’era un documento “obbligatorio” da produrre.

Se invece la “stufa a bombola” viene collegata in modo semi-permanente con soluzioni di fortuna, o si fanno passaggi/adeguamenti come se fosse una fissa, stai entrando in un territorio rischioso e spesso non conforme alle regole tecniche di installazione.

DiCo e DiRi: cosa succede se l’impianto è vecchio e la conformità non si trova

Capita spesso, soprattutto in case acquistate anni fa: l’impianto gas esiste, funziona, ma non trovi la dichiarazione di conformità. Qui entra in scena la dichiarazione di rispondenza (DiRi), che può sostituire la DiCo in determinati casi e per impianti realizzati in un certo periodo storico, quando la DiCo manca o è irreperibile. ([biblus.acca.it][4])

La DiRi non è un “modulo facile” che compili tu. È una dichiarazione redatta da un tecnico abilitato che verifica l’impianto e attesta la rispondenza alle regole applicabili, tenendo conto dell’epoca di realizzazione e delle condizioni di esercizio.

Perché ti interessa in relazione alla stufa? Perché se installi una stufa a gas collegandola a un impianto vecchio e “senza carte”, potresti trovarti a dover regolarizzare la situazione documentale, soprattutto se devi fare nuove attivazioni, volture, compravendite, locazioni o pratiche assicurative. In quei contesti, l’assenza di documentazione non è più un dettaglio: diventa un ostacolo.

Ventilazione e scarico fumi: quando la stufa cambia le regole della stanza

Una stufa a gas non è sempre uguale a un’altra. Alcune stufe sono di tipo “a camera aperta” e usano l’aria del locale per la combustione. Altre sono “a camera stagna” e lavorano con circuiti più controllati. Alcune scaricano i fumi all’esterno tramite condotti, altre no (o comunque li gestiscono in modo differente). È qui che entrano le norme tecniche di installazione e le verifiche sul locale, tipicamente collegate alla UNI 7129 per impianti domestici fino a certe potenze, che definisce criteri e fasi di installazione degli impianti a gas e delle parti asservite.

Tradotto: la stessa stufa, in due stanze diverse, può essere accettabile in una e problematica nell’altra. Bagni, camere da letto, locali piccoli o poco aerati sono esempi tipici dove l’idoneità va valutata con attenzione. E se per rendere idoneo il locale devi intervenire con opere o adeguamenti, torniamo al punto di prima: intervento impiantistico e documentazione corretta.

Perché la DiCo ti serve anche “dopo”: vendita, affitto, assicurazione e responsabilità

Molti pensano alla dichiarazione di conformità solo come un obbligo iniziale. In realtà la DiCo è anche un documento che ti protegge nel tempo.

Se vendi casa, avere documentazione chiara sugli impianti riduce contestazioni e rallentamenti. Se affitti, dimostrare che l’impianto e gli apparecchi sono stati installati correttamente è una tutela, non solo un adempimento. Se succede un sinistro e l’assicurazione entra in gioco, la presenza o l’assenza di documentazione e di installazione “a regola d’arte” può pesare tantissimo nella gestione del danno.

E poi c’è la responsabilità personale, quella meno “burocratica” e più concreta: se la stufa è stata installata male e causa problemi, non vuoi essere la persona che deve spiegare perché ha preferito risparmiare sulla parte più delicata.

Che cosa dovrebbe includere una DiCo fatta bene per un’installazione di stufa a gas

Una dichiarazione di conformità non è solo un foglio con una firma. In genere è accompagnata da allegati e riferimenti tecnici, come previsto dalla modulistica e dalle linee guida di settore, e dovrebbe descrivere cosa è stato fatto, su quale impianto, con quali materiali e con quali riferimenti normativi. Per un esempio è possibile vedere il fac simile dichiarazione di conformità impianto a gas messo a disposizione su Modulieditabili.com.

La cosa più utile, per te che sei utente finale, è questa: deve essere chiaro qual è la parte di impianto realizzata o modificata e qual è l’apparecchio servito. Se ti ritrovi con un documento generico che non identifica bene nulla, non è che “non vale”, ma è meno utile in caso di controlli o contestazioni.

Il modo più semplice per non sbagliare: tre domande che ti mettono al sicuro

Non serve vivere con l’ansia dei regolamenti, basta farsi le domande giuste prima di comprare o installare la stufa.

La prima è: la stufa verrà collegata a un impianto fisso dell’edificio oppure a una bombola in modo portatile? Se è impianto fisso, stai entrando nel perimetro D.M. 37/2008 quasi certamente.

La seconda è: per installarla devo modificare tubazioni, rubinetti, raccordi, scarico fumi o aerazione del locale? Se sì, la DiCo è la chiusura corretta del lavoro.

La terza è: ho già la documentazione dell’impianto gas esistente? Se manca e l’impianto è datato, valuta la DiRi nei casi previsti, perché prima o poi quella mancanza torna a bussare.

Conclusioni

La dichiarazione di conformità serve quando l’installazione della stufa a gas comporta la realizzazione o la modifica dell’impianto gas e delle opere connesse alla sicurezza, come scarico fumi e aerazione/ventilazione. In questi casi, l’impresa abilitata deve rilasciare la DiCo a fine lavori secondo il quadro del D.M. 37/2008. Se l’impianto è preesistente e manca la documentazione, in alcuni casi può entrare la dichiarazione di rispondenza, ma è un percorso tecnico, non un’autocertificazione.

Filed Under: Guide

Luca Bruni

About Luca Bruni

Luca Silva è un tecnico qualificato con una vasta esperienza nel campo degli impianti di condizionamento. Oltre al suo lavoro sul campo, Luca è anche un appassionato divulgatore. Ha scritto e pubblicato numerose guide sulla scelta e l'utilizzo delle stufe. Queste guide sono diventate una risorsa preziosa per chiunque cerchi di comprendere le diverse opzioni disponibili sul mercato, dai sistemi di riscaldamento tradizionali alle soluzioni più moderne ed ecologiche.

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